Napoli '44, Norman Lewis


Ho letto molto sulla seconda guerra mondiale, ho letto di ebrei sfuggiti all'olocausto, ho letto di partigiani, ho letto romanzi e ricostruzioni ma mi mancava proprio di leggere qualcosa da parte degli alleati. 
Norman Lewis è un giovane ufficiale dell'intelligence inglese di istanza a Napoli per 13 mesi.
Il suo compito è quello di raccogliere informazioni.
Dagli appunti giornalieri che traeva per il suo lavoro nasce questo libro, un bellissimo resoconto della Napoli appena liberata e messa in ginocchio dalla guerra.
Lewis è capace di analizzare l'Italia con occhio critico e lucido, descrivendo alcuni aspetti che sono ancora tutt'oggi validi. Descrive certi costumi tipici di Napoli, come i funerali, l'importanza delle apparenze, e descrive gli italiani come nessun italiano è mai riuscito a fare.

Una bellissima testimonianza che dovrebbe essere conosciuta da tutti.



Risvolto (da Adelphi)

Entrato a Napoli nel 1943 con la Quinta Armata, il giovane ufficiale inglese Norman Lewis si trovò stupefatto al centro della città delle signorine e degli sciuscià, scena mobile della prostituzione universale, oltre che di un’arte consumata dell’inventarsi la vita dal nulla. Come non bastasse, fu subito adibito a funzioni di polizia, quindi costretto a constatare ogni giorno le turbolenze, i fantasiosi maneggi e gli imbrogli che si celavano tra vicoli e marina. E capì subito che, di quanto gli accadeva, era il caso di prendere nota. Così, facendo della sua qualità principale, il saper «entrare e uscire da una stanza senza che nessuno se ne accorga», un fatto di stile, Lewis si aggira in una Napoli trasformata dalla guerra in un immenso, miserabile mercato nero – e registra tutto sui suoi taccuini. Mentre i colleghi si dedicano alla maldestra realizzazione di piani fantasiosi, come quello di far passare le linee a un gruppo di prostitute sifilitiche per diffondere l’epidemia nel Nord occupato, lui indaga su figure e avvenimenti che gli paiono, al momento, del tutto normali: signore in cappello piumato che mungono capre fra le macerie, statue di santi preposti da una folla in deliquio a fermare l’eruzione del Vesuvio, professionisti in miseria che sopravvivono impersonando ai funerali un aristocratico e imprescindibile «zio di Roma», ginecologi deformi specializzati nel restauro della verginità, nunzi apostolici che contrabbandano pneumatici rubati, e cosi via. 
I taccuini che Lewis tenne in quel periodo finirono poi per costituire questo libro, di cui il minimo che si può dire è che mai un occhio tanto sobrio e preciso si era posato su una realtà così naturalmente folle e sgangherata. E questo ne fa «un’esperienza unica per il lettore così come deve essere stata un’esperienza unica per chi lo ha scritto» (Graham Greene). 
Pubblicato in Inghilterra nel 1978, Napoli ’44 è stato definito «uno dei dieci libri da salvare sulla seconda guerra mondiale» («The Saturday Review»).

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