Quando Amavamo Hemingway


Appena trovo un libro che parla della Lost Generation sento l'impulso di leggerlo.
Ho letto molti libri scritti dai protagonisti, molti dei quali autobiografici o semi autobiografici come Festa Mobile e Fiesta di Hemingway; Lasciami l'ultimo Valzer di Zelda Fitzgerald, i libri di Scott Fitzgerald, quelli di Gertrude Stein e  ancora Alice Toklas, Silvia Beach, e molti altri ancora.
Ho letto molte cose di Fernanda Pivano, traduttrice e amica di molti di loro.
Ho letto Una moglie a Parigi di Paula McLain e Zelda della Fowler, romanzi ispirati agli anni 20 a Parigi.
Conosco i fatti e i personaggi. Anzi li adoro.
Quindi ogni nuovo libro che parla di loro mi affascina. Ma non questo. Veramente noioso. Non aggiunge quasi niente, non mi ha fatta sognare, non mi ha dato nessun tipo di emozione, la scrittura non è neanche piacevole, anzi banale e piena di aggettivi totalmente inutili. 
L'autrice consegna al lettore una figura di Hemingway  negativa, il suo ruolo di scrittore geniale  e premio Nobel per la letteratura è marginale, mentre viene esaltato il suo ruolo di marito traditore tendente alla bigamia. 
Ci consegna solo l'immagine di un ubriacone. 
Spiacenti, ma per me Hemingway è altro.



Mansuete, forti, generose, indipendenti, gelose, ossessive, traboccanti di personalità, eppure così fedeli, sottomesse, disperatamente innamorate di Ernest Hemingway. Hadley Richardson, Pauline Pfeiffer, Martha Gellhorn e Mary Welsh, le quattro mogli del celebre premio Nobel, hanno accompagnato dalla giovinezza alla morte una delle figure più geniali e conturbanti del Novecento, fondamentali per l’equilibrio – purtroppo instabile – dello scrittore americano, ma continuamente adombrate dal suo successo.

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