Kent Haruf, Benedizione

Ultimamente mi faccio molto influenzare nelle mie scelte di lettura da diversi instagrammers, e questa trilogia imperversa nelle bacheche da diverso tempo, così mi sono decisa e l'ho letto anch'io.
Felice decisione perchè il libro mi è piaciuto tantissimo.
Benedizione è il primo volume della Trilogia della Pianura e racconta gli ultimi giorni di vita di Dad Lewis e di una manciata di personaggi che ruotano attorno alla famiglia. Talvolta la narrazione procede per flash back, talora il tempo scorre tradizionalmente. La prosa è ridotta all'osso, nessuna parola è superflua. Esattamente quello che mi aspetto da un ottimo scrittore.

La letteratura Americana è piena di ottimi romanzi, peccato che a noi arrivi solo l'aspetto consumistico di questa sterminata letteratura, mentre le cose di qualità rimangono segregate in una nicchia, dove nemmeno gli Accademici di Svezia arrivano, quando riusciamo troviamo esempi eseplari come Kent Haruf, da oggi a pieno titolo nel mio empireo (popolato per esempio da Hemingway, Stein, Scott Fitzgerald, perchè io un solo libro preferito non riesco proprio a sceglierlo).




Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l'unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell'amore. Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia.

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