Un'anima non vile


Dopo aver letto L'amico Ritrovato non ho saputo resistere, ho letto anche Un'anima non vile, romanzo breve che fa parte della trilogia del ritorno. Qui Troviamo Konradin alla fine della sua breve vita che ripercorre l'amicizia con Hans in un ultima lettera e chiede perdono perché non è riuscito ad essere forte, perché si  fatto trascinare nella spirale del nazismo. Come ogni seguito visto dall'altra parte perde un po' di magia rispetto al primo, aggiunge elementi, mentre nel primo rimanevano assolutamente ignoti e dovevamo rispondere noi con le nostre conoscenze ai suoi comportamenti. Konradin si scusa all'infinito, non sapeva dei campi di concentramento.
Questo è un problema affrontato moltissime volte, il non sapere dei campi di concentramento. Solo che nessuno sarà mai in grado di dirci come andò veramente, oggi lo sappiamo e dobbiamo ricordarlo e soprattutto fare in mondo che non si ripeta.


Alla vigilia dell'esecuzione, Konradin von Hohenfels, condannato a morte per aver partecipato al complotto contro Hitler, scrive una lunga lettera all'amico di liceo Ans Schwarz, ebreo tedesco emigrato all'inizio della persecuzione nazista. Dopo L'amico ritrovato e Niente resurrezioni, per favore, Un anima vile viene a completare la «Trilogia del ritorno». La dolorosa confessione di un nazista che ha capito il proprio errore si trasforma così in una silenziosa, disperata ma impellente preghiera di perdono .

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