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Umberto Eco, Numero Zero


Ho comprato questo romanzo appena è uscito, ovviamente di carta, e poi non ho avuto modo di leggerlo perché la sera a letto preferisco leggere sul kobo mentre quest'estate al mare ho preferito la carta.


Questo nuovo romanzo di Umberto Eco mi è piaciuto tanto, tanto davvero, anche se non so fin dove si spinge l'invenzione poetica e dove arriva la verità. Come in tutti i suoi romanzi c'è del verosimile, tanto ben costruito da insinuarti dei dubbi. Sarà vero, sarà invenzione... non lo sai mai fino alla fine.

lo stile è asciutto e scorrevole e si legge agevolmente in poco tempo. Certo non è un mattone come altri suoi romanzi, ma è intrigante tanto quanto.

la materia prima di questo romanzo, come gli altri del resto, è la storia, ma non la storia medievale (come nel Nome della Rosa e Baudolino che ho amato dalla prima all'ultima riga), ma dalla storia più vicina risalendo fino al dopoguerra e costruendo una versione alternativa degli eventi, con Mussolini che non sarebbe morto ma sopravvissuto e scappato in Argentina. Ci parla del golpe Borghese come del tentativo, estremo, di riportarlo al potere; e di Gladio, l’organizzazione paramilitare finanziata dalla CIA, come dell’asso nella manica degli alleati in caso di vittoria comunista in Italia. Una storia controversa, vera, verosimile, assolutamente falsa. I fatti si confondono a dicerie; la superstizione di un sempliciotto diventa la voce narrante e possente di una storia che ha tratti drammatici e gialli. tutto ciò serve ad Eco per condannare il giornalismo odierno, della macchina del fango piuttosto che dell'informazione. Con questo Eco vuol educare il lettore, educarlo rifiutare certe notizie poco verificate, e a stare più attento a chi o cosa legge, a cosa sente.

Molti sono rimasti delusi da questo libro, così diverso dal solito Eco. Io no. Io riconosco questo romanzo come suo. Lui usa molti livelli di lettura, evidentemente chi non l'ha apprezzato si è fermato al primo. Conoscere i fatti, andare al di là della semplice narrazione ci mostra un sistema complesso di critiche e ammonimenti. Come per ogni libro di Eco non tutti sono in grado di leggere ogni livello di lettura che lui ci propone.


Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all'informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant'anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell'ombra Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent'anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all'improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un'esile storia d'amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l'università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l'incubo sia finito.

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