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Un anno e niente è cambiato

 

Ci risiamo, da domani di nuovo scuole chiuse, per ora solo le superiori, ma non escludo che possano andare in DaD tutte le scuole anche in Liguria a breve.

Da mamma ho sentimenti contrastanti: da una parte Vittoria ha perso tantissimo, frequentando la scuola tecnica che prevedeva molte ore in laboratorio sta perdendo molto nonostante gli sforzi epici dei suoi prof che cercano di far fare loro laboratorio anche in casa. Dall’altra sono felice che sia a casa perché effettivamente i contagi stanno aumentando e non sento la sua scuola come luogo sicuro. 

Da mamma vorrei soprattutto Rachele a casa, lei la sento  in fortissimo pericolo perché i genitori non sono tutti ugualmente responsabili e continuano a mandare a scuola bambini malati, una Tachipirina e via, due linee di febbre cosa vuoi che siano. Capisco che siano in crisi con il lavoro, che non abbiano più permessi, ma il senso civico davvero scarseggia. Viste le belle giornate molto genitori portano i bambini al parco e li le mascherine diventano sciarpine.... molti bambini corrono tutti vicini dietro ad un pallone.... per carità la libertà prima di tutto, ma poi chissà perché è la scuola il luogo di contagio.

Da insegnante penso che la mia scuola è sicura, a scuola il contagio è davvero minimo. Su una diecina di classi in quarantena da ottobre ad adesso nessun contagio è avvenuto a scuola. Ovvero c’era il positivo ma non ha contagiato nessuno dei suoi compagni. Potevamo quindi continuare almeno al 50%, ma capisco che non esiste solo il mio istituto e altri invece sono un po’ in crisi. Da casa lavoro lo stesso, nella mia materia non si perde molto, perdo solo la curiosità... spesso i ragazzi vogliono esprimere le curiosità ma accendere il microfono per loro è davvero dura, hanno paura di disturbare, mentre in classe le domande sorgono molto più spontanee. Gli alunni più partecipi mi hanno confessato di avere un blocco emotivo a casa, magari ci sono genitori o fratelli che li inibiscono perché pensano di essere considerati stupidi nelle loro constatazioni. Un conto è in classe, uno a casa. 

Da me stessa, Artemisia, sono contenta che le scuole siano chiuse, non ho intenzione di contagiarmi proprio ora. Ho comportamenti accorti, molto accorti, ma preferisco stare a casa. Esco poco, solo se necessario, evito ogni situazione a rischio seppur mi conceda qualche svago. Si tratta di tener duro almeno un paio di mesi.

Alla fine non so nemmeno io dove sia veramente il giusto, accetto la condizione e aspetto gli sviluppi.

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