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Viaggio alla fine del millennio

Questo libro fa prete della famosa TBR del mio collega chiamata "libri da leggere prima della maturità", l'anno della maturità l'ho già passato da un po', ho preso anche una laurea in lettere e anche una specializzazione ma di quei 300 libri da leggere in un quinquennio sono ancora molto indietro.
Così mi sto allineando cercando qualche titolo ogni tanto, perché infondo i miei gusti mi portano davvero altrove.


Su internet troverete milioni di recensioni tutte uguali.
Non da me.

Questo libro è misogino. Mi ha altamente infastidita.
Va bene che è un ottimo romanzo storico, ben costruito, verosimile come Eco insegna, con un lessico alto e ricercato. Bellissimo l'intreccio e lo stile narrativo. Peccato la misoginia. Ok nell'anno mille non possiamo certo aspettarci la parità dei sessi, ma essendoci qua e là riferimenti al nostro tempo portati nell'anno mille, anche la misoginia potrebbe essere un messaggio antico riportato nel futuro.

Non condanno la bigamia di Ben Atar sia chiaro, credo che avere una seconda moglie in quel contesto sia più che lecito. Condanno Ben Atar perché non chiama mai le donne con il proprio nome, tranne sua nipote ebrea Ashkenazita, chiamata con altri appellativi come Nuova Moglie, ma spesso Esther Mina. E questo mi ha dato fastidio. Sarà un fatto storico, lo comprendo, ma mi ha dato molto fastidio. Mi ha fatto riflettere molto, eppure tra molte recensioni neanche un accenno a questa particolarità. Solo accenni alla trama, all'intreccio, ma nessuna riflessione sulla lettura. Eppure l'autore vuole proprio mettere in luce le differenze fra gli ebrei meridionali e quelli settentrionali e mi è apparso chiaro l'intento di far conoscere queste differenze che evidentemente lacerano tutt'oggi anche la vita di Israele dove gli ebrei meridionali hanno accolto quelli settentrionali fuggiti dall'olocausto, ampiamente previsto dalle parole di un ebreo convertito al cristianesimo che cura inutilmente la Seconda moglie dal Tetanus.
Io ho letto questo sullo sfondo dell'anno mille.
Evidentemente è così ben mascherato che pochi se ne sono accorti.
Del resto molti continuano a pensare che Il nome della Rosa sia un bel giallo.

E' una lettura che mi sento di consigliare, proprio per gli spunti di riflessione che offre, anche se devo dire che mi è risultata indigesta per le riflessioni che mi ha scaturito.




Una vela lascia la luminosa Tangeri per risalire la costa atlantica d'Europa e inoltrarsi sulla Senna verso Parigi, gelido borgo sperduto fra oscure contrade. Siamo nell'estate del 999, nel cuore di un continente selvaggio e in fermento per l'approssimarsi del fatidico Anno Mille. Il ricco mercante ebreo Ben-Atar, in compagnia delle due mogli, è in viaggio per raggiungere il nipote Raphael Abulafia, ex socio d'affari, e la sua nuova moglie, una askhenazita che disapprova la bigamia del mercante maghrebino.
Un duplice processo dovrà giudicare Ben-Atar, ma una parziale soluzione, inaspettata e drammatica, avverrà solo nel dolore e nella morte. Due realtà inconciliabili - la solare sensualità del Sud e l'austero rigore europeo - vengono a conflitto, incarnandosi in due modi differenti di vivere, in due diversi codici di comportamento all'interno di una fede comune.


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