Passa ai contenuti principali

Un pranzo in osteria

Sotto casa mia c'è un osteria abbadtanza caratteristica di quelle di una volta dove con 11 euro fai un pranzo da muratore, dove ci sono i tavoli in legno con il pianale di marmo e dove mangiano tutti gli operai... e anche gli insegnanti... perché a tavola si è tutti uguali!

Oggi ci ho portato prof Art2. L'unica che viene a trovarmi in questa mia lunga malattia.  Dovevamo mangiare a casa, poi ho detto diamoci alla pazza gioia e in barba ai medici scendo in osteria! Ho fatto le scalee ho girato intorno al palazzo che mai poteva succedermi?
Beh proprio nulla solo che questa ora e mezza mi è pesata come una maratona di New York... non mi rimetterò mai di questo passo. Meno male che sono uscita con il giubbotto... io sentivo freddo.
Questo era un antico luogo che una volta si chiamava mescita, perché anticamente veniva venduto il vino a goti (bicchieri) oppure a fiaschi. E un goto di vino non si beve mai da solo ma accompagnato da qualcosa... uno sgabeo, una torta d'erbi, una torta di riso o un pezzo di fainà (farinata). Cibi poveri pranzi degli operai che uscivano dall'arsenale e andavano a prendere il treno per tornare a casa. Di questi luoghi ne son rimasti 3 o 4 e sono davvero da gambero rosso! Specialmente in tempo di crisi. Cucina casareccia della tradizione e venerdì polenta e baccalà. .. per 11 euro non conviene nemmeno farselo a casa... non a caso ogni giorno fa 30 coperti che se ci pensate sono davvero tanti e ho scoperto che poi tanti che lavorano qui intorno passano per un pezzo di torta dolce o salata oppure per prendere qualcosa da portare in ufficio... passano i secoli ma si mangiano sempre le stesse cose... nei soliti luoghi.
Poi fa anche la merenda... sgabei ecc.. solo che non ci sono mai andata di pomeriggio. Rimane pur sempre una mescita e il pomeriggio ci sono quelli che si fanno i goti. .. non mi pare un posto da signora... e poi ci scommetto è solo l'apparenza.
Prof Art2 c'è rimasta di sasso, manco a dirlo, soliti soldi che spendiamo al centro commerciale per una piadina e una coca e un caffè.  Ne vale la pena? Un bel piatto di lasagne non si rifiuta mai e nonregge il confronto con nessun panino!

Commenti

  1. Questi posti sono i migliori, ne esiste uno qui vicino dove ti sembra di mangiare a casa della nonna!!!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

bacio alla Finestra, Munch

“Il bacio con la finestra” è un dipinto di Munch del 1892 conservato al National Museet for kunst di Oslo. Una coppia di amanti clandestini si baciano vicino a una finestra, nascosti al mondo esterno da una tenda. Al di fuori, pochi passanti e qualche vetrina illuminata. La pittura è carica di tinte macabre e realizzata con pennellate spesse. Le tinte fredde richiamano le atmosfere nordiche. Il dipinto fa parte di un gruppo di opere sul tema del ciclo della vita, della morte e dell’amore.

1Q84, Libro 1 & 2

Finalmente l'ho terminato. 712 pagine di agonia. Pensavo non finisse più. Appena l'ho terminato ho aperto il libro 3, e appurato che erano ben 400 pagine l'ho anche richiuso. Non posso farcela a leggerlo uno dopo l'altro, ho bisogno di pensare ad altro. Cosa penso di questi libri? (Libri in quanto sono usciti separatamente ma sono usciti insieme in versione italiana). Ridondante. Ora vi descriverò le mie impressioni, perché su questo libro è stato scritto di tutto e quel tutto è facilmente trovabile attraverso google. Il concetto che più si addice a questo libro a mio giudizio è ridondante. Le cose sono ripetute all'infinito, più e più volte e cambia solo un piccolo particolare, viene aggiunto solo un particolare. Io che sono fan della scrittura asciutta e priva di fronzoli degli americani sono stata affogata da questa prolissità di concetti ripetuti e questi continui a cose disparate (musica, letteratura, ecc.). Ridondante, appunto. La prolissità riguarda ...

Le Tre Grazie, Antonio Canova

Un'opera d'Arte che non ho mai scordato è questa: Quando andavo a scuola io non usava andare per musei e mostre, anzi non mi hanno portata quasi mai in gita, anche se eravamo una classe di ragazze calme e accomodanti. Però Ricordo la mostra dei marmi dell'Ermitage, e ricordo loro, le tre Grazie. Come posso dimenticare il marmo così candido, così finemente lavorato? E così le aggiungo alla mia web Gallery.

Monaco in riva al mare

Ho sempre adorato quest'opera, per il mare, per il paesaggio, per il suo recondito significato. L’opera, del 1808-1809, mostra un paesaggio simbolico in cui la rappresentazione della natura non è più fine a stessa, ma si carica di significati complessi; l’artista, in questo quadro, immerge la figura del monaco in un paesaggio dominato dal blu del cielo e del mare. L’uomo immerso nella natura, solo e sospeso tra desiderio e angoscia di fronte all’infinito: è proprio questo che il filosofo tedesco Immanuel Kant definisce nella critica del giudizio come il sentimento del sublime.

Bazille, L'atelier de la rue la Condamine

Perché ho scelto proprio quest'opera? Non ne ho idea. Semplicemente volevo un'opera di Bazille e ho scelto questa. Perché proprio questa? Perché racconta una storia, racconta un luogo, racconta l'amicizia. Ti ci puoi perdere dentro e immaginare di essere proprio lì ad osservarli, concentrandoti li puoi persino sentirli parlare fra di loro. A mio avviso questo è uno dei quadri su cui potrebbe nascere uno di quei romanzi che hanno riscosso molto successo come la ragazza dall'Orecchino di Perla, costruiti su di un singolo dipinto, molto evocativo.

Questa è la mia vita

Beati coloro che alzano le spalle e vanno avanti. Io spesso non ci riesco. Ci sto male. Mi arrovello. Specie quando ci vanno di mezzo le bambine, anche se poi spesso a loro non interessa, ma invece io credo di sì.  Quando imparerò ad essere felice e basta credo che avrò una vita diversa.

Il Busto di Nefertiti

Oggi voglio aggiungere questo meraviglioso busto alla mia personale collezione. Raffigura la Regina Egiziana Neferiti. E la voglia che ho di ammirarla dal vero varrebbe un viaggio fino a Berlino, credetemi. Il busto di Nefertiti è un busto dipinto di circa 3300 anni raffigurante la regina egizia Nefertiti come una donna di una straordinaria bellezza. Venne scoperto da un gruppo di archeologi guidati dal tedesco Ludwig Borchardt nel 1912 all'interno della bottega dello scultore Thutmose nel sito archeologico egiziano di Amarna.

Egon Schiele, L'abbraccio ( Gli amanti )

Quest'opera di Schiele non rientra pienamente nella categoria dei "baci", non è un bacio appassionato, nè un bacio di addio, nè un bacio di possesso... il bacio c'è è indubbio, quello di lui nell'orecchio di lei, termninato l'atto sessuale lei  si ritrae ma allo stesso tempo cerca conforto in lui. Lui si aggrappa disperatamente a lei conscio del culmine della prima guerra mondiale, infatti più che un letto ci pare un sudario.

Come è cambiato il fabbisogno di scarpe in trent'anni ma i piedi rimangono due

Quando ero piccola ricordo che avevo solo un paio di scarpe per l'estate: i santalini con gli occhietti e poi un paio di scarpe per l'inverno che di solito erano un paio di scarpe di vernice come queste Basta. Forse avevo un paio di stivali di gomma per la pioggia e basta. Forse a casa della mamma avevo un paio di superga, ma se ero a casa della nonna erano bandite, ho foto in cui ho la tuta e le scarpe di vernice, al solo pensiero mi vergogno. Oggi le mie figlie in barba al consumismo hanno scarpe per ogni occasione e ogni stagione. Partiamo dalla primavera? Scarpa da Ginnastica in tela, scarpa aperta per la gonna, in genere ballerina ma con stringa, scarpa da ginnastica tecnica leggera per camminare, ciabatta che non si sa mai. Estate: Sandalo, almeno due tipi di ciabatta (infradito e no) Scarpa da bosco alta. Autunno: Scarpa da pioggia, scarpa chiusa elegante, stivale, scarpa da ginnastica. Inverno: ci sono i saldi non vuoi implementare il parco scarpe con Stivali, scar...

L'estate in cui tutto cambiò

Ho deciso di leggere questo libro perché il titolo conteneva la parola "Estate" e la Reading Challange 2017 prevedeva  proprio un libro che avesse nel titolo la menzione di una stagione. Come sia arrivato nel Kobo è un mistero, ma non chiediamo troppo al caso perché comunque è stata una lettura piacevole. Una bella storia di formazione, anche se per circa metà libro mi son aspettata qualcosa di diverso, che però proprio non è arrivato. Maria è una bambina di 9 anni, abituata a stare sola, con una grandissima fantasia e durante le vacanze estive fa amicizia con un bambino che soggiorna nell'hotel vicino alla casa presa in affitto dai suoi genitori. Grazie a questa amicizia tutto cambia.  Un libro semplice, che porta nelle campagne inglesi, come se fosse una di quelle puntate di Downton Abbey ormai finito che non potrò più vedere. Probabilmente leggerò anche qualche altro titolo di Penelope Lively perché ha un modo di scrivere e di raccontare che mi affascina, ...