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Zelda Fitzgerald, Lasciami l'ultimo valzer


Distinguere Zelda da Scott è impossibile. Non sapremo mai quanta Zelda c'è in questo romanzo e quanto ce ne sia di Scott, come non sapremo quanta Zelda c'è nelle altre opere di Scott. La letteratura era il mestiere di Scott e Zelda non poteva di certo arrogarsi il diritto di competere con il marito, nonostante loro siano la coppia più bella degli anni ruggenti, dei meravigliosi venti, c'è sempre fra di loro molto della società Vittoriana che lo stesso Scott cancella con i suoi romanzi. 
L'emancipazione femminile non è ancora completa e Zelda a suo modo è una donna che cade vittima di questo processo per permettere a noi donne di essere quello che siamo oggi, a un secolo di distanza.

Zelda è una delle mie eroine, anche se la sua scrittura è troppo poetica e smielosa, rispetto alla scrittura fredda, scientifica, chirurgica che piace a me. Ma nonostante questo io l'ammiro, ammiro la sua forza.
E Adoro queste ultime righe del suo romanzo: "Raccolgo tutto in un grande mucchio che chiamo  "il passato" e dopo avervi svuotato la riserva di ciò che ero, sono pronta ad andare avanti". Adoro queste parole, sono veramente un motto per me. Mi svuoto ogni giorno proprio qui, in questo blog per poi essere pronta ad andare avanti.

Adoro Zelda, adoro Scott, adoro Ernest, adoro tutti gli Americani a Parigi.


"Lasciami l'ultimo valzer" è l'unico romanzo che Zelda Fitzgerald abbia mai scritto. Ambientato tra l'Alabama, New York, la Francia e l'Italia, è la storia di Alabama Beggs, bella e anticonvenzionale fanciulla del Sud che sposa un artista, viaggia con lui in Europa e conduce una vita relativamente infelice, cercando di mettere alla prova i suoi tormentati talenti artistici. In gran parte dolorosamente autobiografico, il romanzo di Zelda racchiude episodi della sua vita coniugale, tanti dei quali andranno a costituire la materia di "Tenera è la notte" di Francis Scott Fitzgerald.

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