Passa ai contenuti principali

Parole di giorni lontani, Tullio De MAuro


Questo è uno dei tanti libri che non so come sia arrivato fra le mie mani, anzi nel mio kobo, ma in qualche modo è arrivato e ne sono estremamente felice perchè è stata un'ottima lettura.
Ogni capitolo racconta un episodio dell'infanzia dell'autore attraverso la conoscenza di una parola difficile, o comunque tutto l'episodio gira attorno ad una parola.
Inutile dirlo, la prosa è perfetta, scorrevole e corretta e soprattutto piena di parole che usiamo di rado, così di rado che ho preso in mano il vocabolario diverse volte. E i libri dovrebbero essere tutti così! Dovrebbero tutti spronarci nella conoscenza di nuove parole, in modo da usarne sempre di più e non limitarci  a quelle 2000 parole che usiamo di frequente.

Gli episodi che hanno lasciato il segno sono quelli in cui si racconta la guerra, siamo abituati a sentir parlare soldati, prigionieri, ebrei e partigiani, molto poco la gente comune che viveva sotto i bombardamenti.



Nella Napoli degli anni 1930-1940 un bambino fa il suo ingresso nel mondo della lingua e delle parole. Figlio di buona famiglia, colta e borghese, attorniato da fratelli e sorelle più grandi, impara pian piano la difficile arte della lettura compitando uno per uno i caratteri stampati sul dorso dei libri della biblioteca di casa. E l'apprendistato alfabetico media la scoperta che il bambino fa della realtà e della storia, una scoperta continua, fatta di parole nuove, a volte bizzarre o fraintese, di modi di dire, di filastrocche, di versi celebri. Con scrittura lieve, Tullio De Mauro ricorda in queste pagine la propria iniziazione linguistica, lasciando tralucere alcuni temi portanti delle riflessioni del linguista adulto: dalla centralità della scuola nella promozione dell'eguaglianza culturale al rapporto tra condizione economica, istruzione e cultura linguistica. Ma sono sempre le parole a restare in primo piano, le parole di un lessico personale, familiare e regionale, che si imprimono nella memoria, e che da questa nel tempo riaffiorano, per rievocare, simili alle madeleine proustiane, un intero mondo passato, che non è più.

Per saperne di più qui 

Commenti

Post popolari in questo blog

Dopo tanti anni

 Dopo tanti anni ho deciso di tornare a scrivere ma sto allestendo una nuova casa in un ennesimo nuovo luogo. Se volete mi trovate qui:  

Pubblicità progresso dal 1972

Grazie al cielo nel 1972 non ero ancora nata.Ma oggi nel 2019 questo ritaglio della Stampa che ho trovato su Facebook mi fa indignare. Come si può accettare uno slogan pubblicitario tale? Maschilista, sessista, che riduce la donna ad oggetto? Addirittura C O L P E V O L E della sua forma fisica? Ma che mondo è quello in cui una persona, non solo una donna deve sentirsi COLPEVOLE della sua forma fisica? Quanti danni avrà causato a suo tempo questo slogan? Quante donne si saranno sentite in difetto, manchevoli e colpevoli di una copla che non esisteva? Ho solo domande e nessuna risposta.

Un aiuto concreto alle famiglie

  In questi giorni si parla parecchio di aiuti alle famiglie per implementare le nascite in netto calo. Io ho fatto la mia parte, sono mamma di tre, ma cosa vorrei in concreto dallo stato? Le bimbe hanno 16, 13  e 2 anni circa e grazie al cielo lavoriamo entrambi con contratto a tempo indeterminato, abbiamo i nonni e riusciamo a cavarcela. Insomma abbiamo i prerequisiti necessari alla famiglia numerosa.  Cosa potrebbe fare lo stato per aiutarci (ancora di più di quel che la fortuna ci ha dato)? Prima di tutto l'asilo. L'asilo 0-3 ha ancora costi proibitivi. Mi sono informata, per noi entrambi lavoratori, non meno di 600 euro al mese, più di un terzo del mio stipendio, una cifra insostenibile specialmente con due teenager in casa. I nonni ci sono, ma sono anziani e non possono badare a tutti e 5 i nipoti sempre e comunque, un aiuto esterno serve. Livia potrebbe accedere alle sezioni primavera il prossimo anno, ma i costi rimangono sempre molto alti nel pubblico e i posti l...

Il censimento dei radical chic

Un libretto corto e divertente racconta di un Italia ribaltata dove gli intellettuali sono messi al bando con la scusa di "proteggerli".Una satira amara sulla deriva della cultura al giorno d'oggi, dove si è eletti al governo senza titolo di studio, dove tutti si arrogano il diritto di saperne di più grazie ad internet.Oltre a proteggere gli intellettuali il governo da il via ad una semplificazione della lingua e della cultura, per permettere a tutti di capire meglio. Cosa abberrante, penserà qualcuno, ma di fatto è una triste realtà, basta guardare come sono cambiati i testi scolastici negli ultimi 20 anni, la vera semplificazione della cultura non è fantasia, è già in atto, peccato che non ce ne rendiamo conto. Le riflessioni su questo piccolo testo sarebbero molteplici, ma spesso le persone non ogliono vedere che quanto descritto da Papi già accade, in altre forme, ma accade. Chissà se un giorno riusciremo a tornare, anche solo parzialmente, indietro.

Corcos, ritratto di signora con due adolescenti

Corcos è uno degli italiani a Parigi, colui che da voce alla Belle Epoque, un gioventù decadente e pronta a decadere. Loro non sono sulla spiaggia, ma su una terrazza con un basso parapetto, di bianco vestiti e intenti a leggere e forse a discutere di quello che stanno leggendo. L'atmosfera è pacata, poche nubi all'orizzonte, nessun contrasto, solo lo sguardo fisso di lei, su di noi che la stiamo osservando.

I biscotti della nonna

  Alla nonna piacevano i dolci, in casa non mancavano mai le caramelle e tantomeno i biscotti che lei chiamava “pastìccini” che ovviamente offriva se qualcuno andava a farle visita. Spesso acquistava i tresor e io ne andavo matta. Solo oggi ho realizzato che non li fanno più. Non so quando sono usciti di produzione ma ormai fanno parte di quelle cose anni 80 svanite. Altro biscotto uscito di produzione che andava per la maggiore in casa della nonna era questo: Mi ricordo che acquistava sempre quello ai fichi. Anche questo biscotto non è più prodotto e chissà da quanto. Entrambi si trovano solo nei siti che ricordano i “favolosi” anni 80, ma sono solo ricordi. In compenso si trovano moltissime ricette per i tresor da fare in casa, ma in fondo basta guarnire un pavesino e il gioco è fatto. Ma oggi le persone vanno sempre in visita nelle case delle persone che conoscono o dei parenti? Ricordo che negli anni 80 i miei nonni ricevevano visite e le facevano. I mei genitori mai. Semmai fa...

Un brutto Addio

  Sono giorni che non riesco a togliermi dalla mente l'espressione sorpresa della maestra di Vittoria alla consegna delle pagelle. Dopo cinque anni è riuscita finalmente a spiazzarmi,a ferirmi nel profondo, a togliermi le parole di bocca, ma non semplicemente a togliermele, a cavarmele con un forcipe dal profondo e con violenza. La mia più profonda e totale afonia di fronte al suo insulso e sprezzante giudizio a un'inerme bambina l'ha finalmente sorpresa. Nei suoi occhi ho colto l'imbarazzo per il mio dolore. Nei suoi occhi ho colto l'imbarazzo per il mio silenzio.  Ho visto che era pronta alla guerra, era pronta a rinfacciarmi 5 anni di guerre, ma non era pronta al mio dolore. Ha capito di aver esagerato. Ma non può tornare indietro. Insegnare non è un ripiego, un lavoro come un altro, qualcosa che si fa se non si riesce altrove, deve essere un mestiere che si intraprende perchè piace, perchè si è portati, perchè vi si crede. Quando non si è spinti da ver...

la famiglia Piotta

  avevo adocchiato questo libro da tempo in libreria, ma stavo solo aspettando il momento giusto per leggerlo. E' un libro decisamente leggero, a tratti divertente a tratti dolce amaro perchè comunque descrive la società variegata di oggi e le sue contraddizioni.  Fa riflettere, perchè oggi l'italiano medio non è più rappresentato dalla Famiglia Fantozzi ma da famiglie come i Piotta: lavoro precario, saltuario. Figli un po' alla deriva, sogni infranti, aspettative disilluse, soperanza di una vita migliore. Poi avete intuito ormai... le storie familiari mi prendono tantissimo.

Il terremoto in Lunigiana

Quando le cose succedono a casa mia ho sempre  l'impressione che la cronaca nazionale non ci prenda in considerazione con il dovuto rispetto, come successe nell'alluvione 2011 alle 5 terre e val di vara, anche oggi il terremoto in Lunigiana passa veramente in second'ordine. Sarà che il mio paese di origine è praticamente sull'epicentro e che tutta la mia famiglia e lì e per me sono giornate di angoscia sapendo di vecchie zie che dormono in una tenda piene di paura. E l'angoscia è anche per la mia casa. È caduto solo un po'di intonaco ma sono seriamente preoccupata.

Il profumo del pane alla lavanda

Tra i libri da leggere nel gruppo di lettura c'era questo libro, ma io l'ho letto nel marzo del 2013 e me lo ricordo perfettamente. E' stato il primo libro di Sarah Addison Allen che ho letto, anzi divorato, quando ancora non avevo l'e-reader e ricordo di averlo letto sul telefono mentre andavo a lavorare in treno. Ho adorato questo libro e poi tutti quelli di questa autrice, peccato che allora non usavo ancora scrivere una recensione appena finivo un libro. Comunque è un libro scorrevole, bello, che consiglio a tutte per avere dei momenti di relax.