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Benni, Bar Sport


Ricordo ancora il momento in cui ho deciso di fare lettere "perché mi piaceva leggere" e ricordo il momento in cui ho deciso di voler insegnare "perché volevo insegnare l'amore per la lettura". Poi la vita mi ha portato altrove, mi ha portata ad essere insegnante di storia dell'arte, ma si sa la vita è strana ti fa girare e rigirare e ti riporta al via quando meno te lo aspetti. Oggi sono soddisfatta di me stessa perché finalmente insegno italiano come volevo, e lo insegno a chi non ne vuole sapere niente e questo mi piace ancora di più. Cosa centra tutto questo con Benni? Perché ho letto questo libro per i miei studenti e proprio oggi uno dei racconti è oggetto di verifica.

Vagamente ricordo di aver letto questo libro anni e anni fa, ma non è stato spiacevole leggerlo ancora una volta, anzi mi ha fatto sorridere. Ricordo di aver letto con lo stesso piacere "Il Bar Sotto il mare" e mi rendo conto che l'umorismo e l'ironia siano il modo giusto per insegnare a chi non vuole.
Certo La Luisona è il racconto più divertente, non c'è ombra di dubbio. Ma fare una classifica è impossibile e inopportuno, tutti i racconti evocano un qualche ricordo personale, di un mondo che non c'è più, che però era davvero così come il bimbo del gelato che chiede 25 dei 27 gusti e paga 100 lire un gelato da 4 mila lire... ricordo come fosse ieri quando il gelataio mi diede la cattiva notizia: non potevo più mettere tutti i gusti che volevo nella mia coppetta da mille lire ma solo due. In quel momento il mondo cambiava e io ero piccolissima. mai più gelati da 25 gusti su 27.

Non avete idea di quanto sia esilarante leggerli in classe... e io che credevo che il mondo mio e dei miei alunni fosse sostanzialmente lo stesso e invece no, è profondamente diverso. Il gelato, ma anche il gettone e il telefono pubblico... quanti esempi e quanti spunti!


Ci sono bar e bar e poi c’è il Bar Sport che tutti li accomuna e li fonde in un solo paradigmatico universo, in una sola grande scena di umanità raccolta sotto la fraterna insegna come intorno a un fuoco, intorno al calore di un’identità minacciata. Stefano Benni, con il suo Bar Sport, ha aperto la porta su un mondo che per tutti è diventato un luogo, anzi il luogo familiare per eccellenza. Il Bar Sport è quello dove non può mancare un flipper, un telefono a gettoni e soprattutto la "Luisona", la brioche paleolitica condannata a un’esposizione perenne in perenne attesa del suo consumatore. Il Bar Sport è quello in cui passa il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (proprio così, con due n) che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare. Nel Bar Sport fioriscono le leggende, quella del Piva (calciatore dal tiro portentoso), del Cenerutolo (il lavapiatti che sogna di fare il cameriere) e delle allucinazioni estive. Vagando e divagando Benni ha scritto la sua piccola commedia umana.

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