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Riflettere su me stessa

Il gesto estremo compiuto da G. Mi ha portato a lunghe riflessioni, su me stessa, sul mio periodo di depressione, sul mio attuale stato, sul mio essere insegnate e su quello che voglio essere e su cosa voglio dal mio futuro. Che questo gesto sia avvenuto 10 giorni dopo il mio compleanno mi ha portato a fare anche dei bilanci. Appena laureata  la mia missione era insegnare ai professionali perché volevo essere colei che insegnava a chi non aveva opportunità, colei in grado di cambiare un ragazzo. Ai professionali ho insegnato per sei anni su tredici di carriera e ho toccato con mano quanto questa missione, seppur nobile, richieda troppa parte di te per essere svolta. Lo scorso anno ho deciso di abbandonare e chiedere trasferimento perché ero troppo coinvolta nelle loro storie e non riuscivo ad aiutarli perché ero io la prima ad avere bisogno di aiuto. Le loro storie mi coinvolgevano troppo emotivamente e stavo troppo male, non nascondo che se fossi stata l’insegnante di G. Come lo scorso anno, probabilmente non avrei superato la sua morte, mi sarei incolpata per non essermi accorta, per non averla aiutata anche se sono solo un’insegnante. Mi rendo conto che questo è il prezzo che si paga quando si aiuta a crescere, non sempre va bene, ci sono gioie e dolori. Mancano pochi giorni alla fine, ma vedere quel banco vuoto mi avrebbe distrutta. Specialmente perché il banco rimasto vuoto era quello della migliore della classe, quello della persona su cui potevi contare per ogni cosa. Quando insegni al professionale ogni ragazzo si fida ti te, il tuo ruolo è amplificato, quando li conquisti ti danno tutto, ed è bellissimo, ma anche troppo doloroso.
Avrei voluto partecipare al suo funerale, ma non sono riuscita per mille motivi. Mi sarebbe piaciuto stringere ad una ad una le sue compagne, i cuoricini via messaggio non rendono come una stretta. Ma io non sono più la loro insegnante e non posso portare loro tutto il mio affetto.
Lo scorso anno quando ho fatto domanda di trasferimento una delle mie motivazioni era questa: non volevo essere coinvolta. Ma può un’insegnante non essere coinvolta nelle vicende dei propri alunni? Poi una come me che impara prima i nomi che i cognomi.... una come me che li considera tutti Speciali? 
Cose facili nella vita ce ne sono pochissime, devo imparare a fare i conti anche con questo.
Ciao G. Riposa in pace.

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