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La fine della scuola

Da quel lontano 24 febbraio la scuola non ha più riaperto.
Non siamo più riusciti a tornarci, il governo si è convinto che la DaD era la soluzione migliore è la scuola è finita davanti ad uno schermo. A mio avviso non sono state nemmeno elaborate soluzioni convincenti per tornare a scuola. Eppure sarebbe così semplice... basterebbe diminuire gli alunni per classe portare il famigerato numero di sdoppiamento da 33 a 28 magari, e spostare i numeri minimi per il mantenimento di una classe. Basterebbe anche riportare i numeri di una volta rispetto alle presenze di un ragazzo disabile e anche solo non permettere la presenza di più di un disabile per classe come era prima della riforma Gelmini. Sono piccoli passi, ma che permetterebbero di portare il numero di studenti per classe mediamente a 20 e non a 30 come adesso. 10 persone in meno per classe cambiano tutto. Di questo però non si è mai parlato. Meglio mettere metà classe on line perché non ha costi per lo stato. La linea e l’hardware di fatto é a carico delle famiglie, e il disagio a carico del ragazzo, mentre per lo stato il costo è zero.
Come tutta questa DaD è stata a costo zero. Di fatto è funzionata solo dove c’erano persone volenterose che si sono messe in gioco a proprie spese. Il merito è stato solo dei docenti che si sono rimboccati le maniche e hanno dato prova di flessibilità a volte anche a soli 4 mesi dalla pensione. Merito lo hanno avuto le famiglie che hanno supportato i ragazzi, merito lo hanno avuto i ragazzi che si sono impegnati come mai fra i banchi avevano fatto. Il governo è solo stato a guardare e semmai a prendersi meriti. Lo dice il fatto che invece di trovare soluzioni concrete stiano a litigare da giorni su come si scrive plexiglas.
E mentre maggioranza e opposizione litigano sulla grafia di un marchio registrato noi non abbiamo sentito suonare l’ultima campanella.

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