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Pensieri sparsi

Questo è il periodo più difficile. Io ho molto lavoro da svolgere. Ultime cose da correggere e soprattutto una mole di documenti enorme da mettere in ordine per una corretta valutazione. Non è facile valutare in questa situazione di emergenza ed è difficile raccogliere tutte le sensazioni, le emozioni e il lavoro di questi mesi e tradurlo in un numero. Mentre sono,presa da queste incombenze e decisioni c’è da preparare l’esame di terza media. Non è facile, ho cercato di darle massima autonomia, ma il prodotto finale non mi convince. É un prodotto di una bambina e si vede, dovevo aiutarla di più, ma alla fine è una cosa genuina, una cosa in cui crede. I suoi compagni sono stati tutti aiutati, i loro prodotti saranno lo sforzo dei genitori E saranno ben impacchettati. Spero che il suo lavoro genuino e ingenuo sia apprezzato nella sua semplicità.
E in questo sforzo Rachele si sente abbandonata, io occupata dietro al mio lavoro, papà che aiuta Viki e lei sola. In una situazione normale magari avrei chiesto aiuto a qualche amichetto, oggi no, non si può. Siamo usciti, ma chiedere di andare a casa di qualcuno mi sembra ancora prematuro,per gli altri non per noi.
Tutto questo lockdown ha richiestopazienza e capacità organizzative di cui io non sono dotata, qualcosa rimane sempre indietro. Una bambina, la casa, troppo spesso me stessa. Non riesco a stare dietro a tutto nello steso modo, o bado a me stessa oppure agli altri e ci vuole davvero poco per gettarmi nella disperazione.soffro veramente tanto quando a fine giornata non sono riuscita a guardare tutto come ogni cosa merita. E se mi rendo conto di aver tralasciato qualcosa cado nella disperazione. Come oggi, è la fine di una lunga giornata dove ho passato troppo tempo a lavorare e troppe cose sono rimaste indietro e stasera mi fanno male le mani come non mai, ma allo stesso tempo mi sale l’ansia e la disperazione per ciò che ho lasciato indietro.

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