Ieri ho fatto la brava mamma. Ho fatto dormire Rachele per un oretta scarsa, poi veloce a prendere Vittoria e al posto del solito giro per negozi l'ho portata al campetto verde a giocare. Inizialmente ha giocato con sua sorella a fare gli scivoli, poi ha tentato di fare amicizia e giocare con altri bambini... Com'e' diversa da me... Io non lo aveei mai fatto. Anzi mi veniva voglia di dirle di stare alla larga dagli altri... Poo giocando qui e la' ha trovato una sua compagna dell'aailo e sono partiti i veri giochi... Il treno...i dondoli.. E infine le capriole nel prato. Ad un certo punto eravamo tutte e tre(quattro) sdraiate sul prato, il cielo azzurro, il venticelo fresco... E io ero felice, e loro erano felici. Poi con rametti e fili d'erba ho costruito loro le canne da pesca e i pesci erano le foglie dei tigli... E poi li abbiamo cucinati. E' stato come tornare bambina, quando mi inventavo giochi con il niente, quando giocavo nello stesso parco. Si perche' da piccola andavo li, anche se e' molto cambiato ho tanti ricordi di giochi.... Non so perche' le porto cosi di rado... Naturalmente una volta a casa doccia per tutti... Ci si sporca a rotolarsi nell'erba.... Da ua parte invidio Vittoria ha esattamente la vita che avrei voluto io. Eppure sono sicura, le manca qualcosa....
Compro sempre il doppio dei libri che posso realmente leggere e qualcuno rimane sempre indietro. Questo è rimasto indietro di ben 12 anni, per fortuna direi, visto che questo era il momento giusto per leggerlo. L'ho amato dalla prima pagina. La prosa è eloquente ma semplice, scorre via senza fronzoli proprio come piace a me. La scrittura asciutta esalta i particolari, fa emergere i personaggi. Al centro del libro la storia d'amore di Mara e Bube, la loro crescita, la loro maturazione. Un'amore a distanza, quasi un'amore negato. Un'amore che proprio non sappiamo come andrà a finire. Sullo sfondo l'Italia del dopoguerra e tutte le sue problematiche, le disillusioni di chi si aspettava un'Italia migliore dopo la guerra civile e raccoglie solo amarezze. La letteratura Italiana del secondo dopoguerra è certamente da rivalutare, ma riscoprire, da rileggere con occhi nuovi.
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