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Autobiografie altrui

Questo libro di Tabucchi è un libro strano. L'autore riporta alcune riflessioni sui suoi testi, ma l'idea principale è quella di persone che lo abbiano incolpato di aver scritto di loro nei suoi romanzi e Tabucchi si discolpa in ogni modo, dichiarando che non l'ha mai fatto, semmai i suoi personaggi parlano di sè, non di queste persone con cui è venuto a contatto e che guarda caso si riconoscono in taluni suoi personaggi. La riflessione porta alla conclusione a cui era già arrivato Proust, ovvero che ognuno di noi legge in un libro sè stesso. Mi piacciono tanto i testi di metascrittura e metalettura, perchè mi portano a riflettere su quello che mi piace e perchè mi piace. Se poi conciliano la mia idea di metalettura come questo sono felicissima: ognuno può vedere sè stesso in un libro, e l'idea che si fa del testo può non essere quella dell'autore. Di conseguenza anche tutta la critica che ne consegue è un po' tutta fuffa e potrebbe non capire davvero cosa passava nella testa dell'autore oppure potrebbe capire cosa pensava l'autore senza che l'autore ne fosse pienamente consapevole.

Io non scrivo mai recensioni, ma scrivo cosa ho visto di me in un libro e quello che vedo di me nel libro può non coincidere con la visione della critica, dell'autore oppure di un'altra persona che lo ha letto, perchè io considero i libri la mia medicina catartica.

Questo libro mi ha aiutata a capire questo. Non so se voi leggendolo capireste le stesse cose, oppure se lo trovereste estremamente noioso, non so. A me è servito.
Che poi mi abbia messo in corpo una gran voglia di andare alle Azzorre è secondario. Ho sempre voglia di viaggiare eppure sono sempre qua.

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