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Quando sei recluso inizi a pensare

Oggi mi è presa un po’ di tristezza, capita dopo 10 giorni chiusa in casa, giusto?
Cercavo di pensare a quello che farò quando potrò uscire, ma mi è venuto da piangere, perché fra le cose che tanto vorrei c’è quella di andare su alla fattoria, riabbracciare la sorella di mio nonno. Appena le giornate si scaldano e il sole brilla mi viene voglia di andare alla mia casa, di far festa con gli amici, invece ora non posso. Non posso nemmeno andar a far visita ai nonni al cimitero e mi inizia a pesare anche il non potere andare alla Messa, mi manca anche quella.
Mi manca mia mamma che è sola in casa, che ha un po’ paura di ammalarsi, perché sa di essere a rischio e se si ammala è un vero guaio.
Mi manca mio fratello, imbarcato su una nave in mezzo al mare.
Mi manca la famiglia, perché gli amici li sento ogni giorno, con loro si è sempre più vicini con la tecnologia. La famiglia ha bisogno di quel tocco in più.
15 anni fa mi laureavo, che mondo diverso, quando penso al prima, al prima di questa quarantena sorrido a pensare a quante cose ho dato per scontate, mentre ora le gusterei diversamente, chissà se alle bambine, una volta usciti da questa quarantena vedranno e sentiranno il mondo diversamente. E mi rammarico anche di essere incapace di donarle una serena infanzia, siamo sempre ad affrontare difficoltà, niente è facile, mentre se mi guardo indietro per me fino a 8 anni fa quasi tutto era in discesa. Io non sono stata capace di offrire loro la discesa. Solo salite, qualche riposo, ma tutto in salita.
In questo momento si acuiscono anche i miei difetti, quello per esempio di non sentirmi mai adeguata alla situazione. Mi sento sempre in errore o penso di stare sbagliando, quando invece sto facendo la cosa giusta e anche in un modo molto efficace, eppure mi sento sempre in difetto, penso sempre che non sia abbastanza. La solitudine, la cattività, ti porta a riflettere e non sempre nel verso giusto.
Il non sentirmi adeguata mi porta anche a volere sempre di più, a non accontentarmi mai, a non essere mai soddisfatta di quello che faccio. So di chiedere sempre troppo a me stessa. Immagino che quello che faccio è normalità senza mai vedere la straordinarietà delle mie azioni, perché a volte lo sono. Io non vedo mai la straordinarietà delle mie azioni, le considero sempre normali, ordinarie e questo mi porta ad aspettarmi dagli altri quello che io giudico ordinario, ma probabilmente non lo è. Ordinario è per me che mi sottovaluto. Quindi troppo spesso rimango delusa dagli altri e gli altri non comprendono.
Ergo spero di uscire presto per dare sollievo alla mia mente... intanto #iorestoacasa e fatelo anche voi.

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