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Confessioni di una vittima dello shopping

Mi è piaciuto questo libro?
Ni.
Ha momenti alti quasi lirici per poi cadere nello stereotipo chick lit che mi innervosisce fino al midollo. Ci sono parti che avrei strappato via, se solo fosse stato un libro di carta (damn!).
Non lasciatevi ingannare, la scrittrice non è giapponese, si evince facilmente dal nome, è indiana e ha vissuto per anni a Tokyo. Non lasciatevi ingannare una seconda volta questo non è un libro sullo shopping come quello della Kinsella, ma  un'analisi della società nipponica e dei suoi mali. Per questo dico che per certi versi è stata una lettura edificante, ma allo stesso tempo ha raggiunto dei livelli di bassezza con degli stereotipi che mi innervosivano. Gli stereotipi erano necessari per rappresentare il male della società contemporanea. Il finale è controverso. Se si legge il libro con questa chiave di lettura non so se finisce bene. E' un finale aperto a molte riflessioni. Tutto il libro è pervaso dal continuo scontro tra tradizione e modernismo, che anzi viene chiamato felicismo. A tratti questa lotta, che poi è una guerra, prende risvoloti molto duri, violenti.

Quando a posteriori rifletto sulle mie letture mi rendo conto del limite dell'ebook. Se avessi avuto il libro di carta fosre avrei annotato qualcosa a margine, avrei fatto almeno una sottolineatura, una piccola annotazione. Adesso sarei al pc con il libro in mano, e farei avanti e  indietro con le pagine per cercare i punti che mi tornano alla mente e scriverei un post decisamente più lungo, più profondo. Però la sera, a letto, il libro di carta ha le pagine scure, l'ebook è retroilluminato, posso leggere ore senza dare noia a nessuno. Leggere un libro di carta nella vasca quando faccio il bagno è impossibile. E sapere in anticipo quale libro vorrei di carta e quale digitale è ancora più difficile.

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